Inchieste · Dati
Gli omicidi in Italia sono crollati. Quelli delle donne no.
In trent'anni l'Italia ha smesso di essere un Paese dove si ammazza. Per gli uomini. La curva delle donne uccise, nello stesso periodo, si è quasi fermata dov'era.
Nel 1992 in Italia venivano uccisi circa quattro uomini ogni centomila abitanti. Oggi sono 0,7. È un crollo dell'ottantadue per cento: una delle trasformazioni sociali più profonde e meno raccontate della storia recente del Paese. L'Italia della mafia che sparava per strada, delle rapine finite male, dei regolamenti di conti, è semplicemente finita.
Nello stesso trentennio il tasso delle donne uccise è passato da 0,6 a 0,4 per centomila. Un calo di un terzo, contro un crollo di quattro quinti.
Questo è l'unico dato che serve per capire di cosa stiamo parlando. La violenza che uccide le donne non è una fetta della criminalità comune: è l'unica categoria di omicidio che non ha partecipato alla grande discesa. Ha regole sue, luoghi suoi — la casa — e autori suoi, che non stanno nelle statistiche della criminalità organizzata.
Perché confrontiamo i tassi e non i numeri assoluti
Un tasso per centomila abitanti permette di confrontare anni con popolazioni diverse. Sui numeri assoluti il calo degli omicidi maschili resta comunque enorme, ma il paragone con le donne diventa meno leggibile. Sotto trovi anche i valori assoluti dell'ultimo anno consolidato.
Il nuovo reato, e l'equivoco statistico che ha creato
Dal 17 dicembre 2025 è in vigore la legge n. 181 del 2025, che ha introdotto nel codice penale l'articolo 577-bis: il reato autonomo di femminicidio, punito con l'ergastolo. È una scelta di politica del diritto su cui si può discutere — e si discute — ma ha prodotto un effetto collaterale che conviene capire prima di leggere qualsiasi titolo di giornale dei prossimi anni.
Il nuovo reato non copre tutte le donne uccise. Copre gli omicidi commessi per specifiche finalità: odio, discriminazione, dominio, controllo, o come reazione al rifiuto di un legame. Un omicidio di una donna che non rientri in quelle finalità resta omicidio aggravato, non femminicidio.
Risultato: nel primo semestre del 2026 in Italia sono state uccise 34 donne, ma solo 8 di questi casi sono stati classificati come femminicidio ai sensi del nuovo articolo.
Attenzione a questo numero
«Otto femminicidi in sei mesi» è un dato vero e allo stesso tempo profondamente fuorviante se usato per dire quante donne sono state uccise. Le donne uccise sono 34. Otto è il numero di quelle per cui la procura ha contestato la nuova fattispecie — una qualificazione giuridica, che dipende anche dalla prova della finalità e può cambiare nel corso del processo.
Nei prossimi mesi vedrai titoli che parlano di crollo dei femminicidi. Non sarà un crollo: sarà un cambio di contatore. Chi confronta gli «8 femminicidi 2026» con i conteggi degli anni precedenti — costruiti su un criterio completamente diverso, cioè la relazione tra vittima e autore — sta sommando mele e pere.
Chi uccide, secondo i dati e non secondo la percezione
Prendiamo l'ultimo anno con dati Istat consolidati, il 2024. In Italia ci sono stati 327 omicidi. Di questi, 116 vittime erano donne. E di quelle 116, 62 sono state uccise dal partner o dall'ex partner.
| Voce | Numero | Quota |
|---|---|---|
| Omicidi totali | 327 | 100% |
| Vittime donne | 116 | 35,5% |
| Donne uccise da partner o ex partner | 62 | 53,4% delle donne uccise |
| Vittime uomini | 211 | 64,5% |
Più di una donna uccisa su due muore per mano di chi le stava accanto. Per gli uomini quella quota è una frazione minima. È la differenza strutturale fra le due curve: gli uomini vengono uccisi fuori casa, da estranei, per ragioni che la società italiana ha progressivamente smesso di produrre. Le donne vengono uccise in casa, da persone conosciute, per ragioni che la società italiana continua a produrre esattamente come prima.
Undici anni di campagne, e un numero che non si muove
Questa è la parte che fa più male, e va detta per intero. Confrontando le due grandi indagini Istat sulla sicurezza delle donne, a distanza di undici anni, la quota di donne che dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita è passata dall'11,0% all'11,2%. Dentro il margine di errore: cioè non si è mossa.
Con una eccezione, e va nella direzione sbagliata: nella fascia 16-24 anni la quota è cresciuta di 9,2 punti.
Come va letto un aumento in un'indagine di questo tipo
Un dato che sale può significare due cose opposte: più violenza, o più disponibilità a dichiararla. Sulle ragazze più giovani, cresciute in undici anni di campagne pubbliche sul tema, la seconda ipotesi è plausibile e va tenuta sul tavolo. Ma è un'ipotesi, non una spiegazione dimostrata: l'Istat non fornisce un dato che permetta di separare i due effetti. Chi ti dice con certezza che è solo «più consapevolezza» sta indovinando.
La domanda che ci arriva ogni volta: la nazionalità
È la prima cosa che chiedono nei commenti, quindi la affrontiamo direttamente. E la risposta ha due pezzi, entrambi scomodi per qualcuno.
Primo pezzo: non esiste una statistica ufficiale sistematica sulla nazionalità degli autori di omicidio contro le donne. Non è un'omissione di questo articolo, è un buco nei dati pubblici. Chiunque circoli con percentuali precise su questo punto le ha ricavate da conteggi giornalistici, che non sono una fonte statistica.
Secondo pezzo, questo sì documentato: fra le donne italiane uccise, il 93,4% è stata uccisa da un cittadino italiano. Chi immagina la violenza sulle donne italiane come un fenomeno importato sta descrivendo il 6,6% dei casi e ignorando il 93,4%.
Le due cose stanno insieme senza contraddizione. Il dato complessivo manca; il dato sulle vittime italiane c'è, ed è quello.
Il punto
L'Italia ha dimostrato di saper svuotare le proprie statistiche criminali. Lo ha fatto sugli omicidi maschili, con lo Stato, le indagini, il contrasto alla criminalità organizzata, e trent'anni di lavoro. Non ha spostato quasi nulla su quelli femminili, perché quella violenza non si combatte nei posti dove lo Stato è forte — le strade, i porti, i tribunali per i clan — ma dentro le case, dove arriva tardi e male.
E adesso, nel momento peggiore, il Paese si è dato un contatore nuovo che conterà meno casi di prima. Non perché ne succedano meno: perché conta un'altra cosa. La prima persona che userà quel numero per dire che il problema si sta risolvendo va guardata con molta attenzione.
Fonti
- Istat, statistiche sugli omicidi e sulle vittime di omicidio volontario, dati 2024 e serie storiche dal 1992. istat.it
- Istat, indagine sulla sicurezza delle donne, confronto fra le due rilevazioni a distanza di undici anni (prevalenza della violenza fisica o sessuale nel corso della vita, per classi di età). istat.it
- Legge n. 181 del 2025, introduzione dell'articolo 577-bis del codice penale (reato di femminicidio), in vigore dal 17 dicembre 2025. Testo consultabile su Normattiva e in Gazzetta Ufficiale
- Ministero dell'Interno, Direzione centrale della polizia criminale, rilevazioni periodiche su omicidi e violenza di genere. Dati e statistiche
I link portano alle pagine ufficiali da cui si scaricano le tavole: i numeri di questo articolo vengono da quelle, non da rielaborazioni di terzi. Dove un dato ufficiale non esiste — la nazionalità degli autori sul totale dei casi — lo abbiamo scritto invece di stimarlo.
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