Inchieste · Soldi pubblici

Trentuno e settantadue

Il dibattito italiano sulle disuguaglianze parla di stipendi. I due indici ufficiali dicono che la distanza vera sta nei patrimoni, ed è più del doppio.

In Italia la disuguaglianza dei redditi, misurata con l'indice di Gini, vale 31,17. Quella della ricchezza vale 72,2.

Sono due numeri ufficiali, prodotti da due istituzioni diverse — l'Istat il primo, la Banca d'Italia il secondo — e messi uno accanto all'altro raccontano il motivo per cui il dibattito italiano sulle disuguaglianze gira a vuoto da vent'anni. Noi parliamo di stipendi. La distanza vera sta altrove.

I due indici, e cosa significano davvero

L'indice di Gini va da 0 a 100: a 0 tutti hanno esattamente la stessa cosa, a 100 ce l'ha una persona sola. Più sale, più la distribuzione è concentrata.

Disuguaglianza in Italia: redditi e patrimoni a confronto
IndicatoreValoreFonte e anno
Gini del reddito disponibile31,17Istat, 2025
Gini del reddito prima di tasse e trasferimenti47,28Istat, 2025
Gini della ricchezza netta72,2Banca d'Italia, 4º trim. 2025
Gini del reddito disponibile, media UE29,4Eurostat, 2024

Sui redditi l'Italia è un Paese europeo normale: 31,17 contro una media dell'Unione di 29,4. Siamo sopra, ma di poco, e molto lontani dagli estremi — la Bulgaria sta a 38,4, la Slovacchia a 21,7.

E c'è una cosa che va detta perché quasi nessuno la dice: il sistema fiscale italiano funziona, sui redditi. Prima dell'intervento pubblico il Gini è 47,28; dopo tasse e trasferimenti scende a 31,17. Sedici punti di riduzione, di cui 11,45 prodotti dai trasferimenti e 4,66 da imposte e contributi. Nel Mezzogiorno, dove la disuguaglianza di partenza è più alta, la riduzione supera i 17 punti.

L'obiezione, prima che ce la facciano

I due indici non sono perfettamente confrontabili, e chi ci scrive per dirlo ha ragione a metà. Il Gini del reddito è calcolato sul reddito disponibile equivalente delle persone; quello della ricchezza sul patrimonio netto delle famiglie. E la ricchezza è ovunque più concentrata del reddito, per una ragione strutturale: il reddito di chi non lavora è zero, ma il patrimonio di chi ha un mutuo più grande della casa è negativo. Nessun Paese al mondo ha i due indici vicini.

Il punto quindi non è che 72 sia più di 31. È che il dibattito pubblico, le campagne elettorali e le manovre di bilancio si occupano quasi solo del primo numero, mentre il secondo — più grande, più stabile, più ereditario — resta fuori dalla discussione.

Chi ha cosa

I conti distributivi della Banca d'Italia, aggiornati al quarto trimestre 2025 e pubblicati il 3 giugno 2026, dicono come è spartito il patrimonio delle famiglie italiane.

Distribuzione della ricchezza netta delle famiglie, 4º trimestre 2025
FasciaQuota della ricchezza netta totale
Il 10% più ricco60,6%
La metà meno abbiente (50%)7,2%

Dieci famiglie su cento ne hanno sei decimi. Cinquanta famiglie su cento ne hanno sette centesimi.

E non è solo questione di quanto: conta anche in che forma. Per le famiglie della metà meno abbiente, il 73,6% del patrimonio è la casa in cui vivono e il 17,5% sono i soldi sul conto corrente. Oltre il novanta per cento in due sole voci. Chi sta in alto ha portafogli diversificati, che producono rendita; chi sta in basso ha un immobile che non può vendere perché ci abita dentro, e dei depositi che l'inflazione erode.

È una differenza che non si vede nella busta paga e che il dibattito sugli stipendi non intercetta: due famiglie con lo stesso reddito, una che paga un affitto e una che ha ereditato la casa, vivono due vite economiche diverse.

Il paradosso del 2025: la ricchezza sale, la disuguaglianza pure, ma siamo più poveri di prima

Tre dati ufficiali che vanno letti insieme, perché presi uno alla volta portano a conclusioni opposte.

  1. La ricchezza netta media per famiglia è salita a 453 mila euro nel quarto trimestre 2025, dai 431 mila del 2024.
  2. Nello stesso periodo l'indice di Gini della ricchezza è salito da 71,5 a 72,2. La torta è cresciuta, e si è concentrata.
  3. La ricchezza netta complessiva delle famiglie italiane era di 11.732 miliardi di euro a fine 2024 — ma a prezzi costanti resta oltre il 5% sotto il livello del 2021. L'inflazione del 2022 non è mai stata recuperata davvero.

C'è un quarto numero che chiude il quadro: il rapporto fra la ricchezza delle famiglie e il loro reddito disponibile è 8,2, uno dei valori più bassi dell'intero periodo 2005-2024. E la ricchezza pro capite italiana — 199 mila euro — è fra le più basse del gruppo che comprende Canada, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

Quindi no: non siamo un Paese ricco dove la ricchezza è mal distribuita. Siamo un Paese mediamente ricco e diventato più povero in termini reali, dove quel che resta è distribuito peggio di prima.

Come si trasmette: il 4 per cento

Qui il pezzo smette di parlare di fotografie e comincia a parlare di regole.

L'imposta italiana sulle successioni e donazioni è stata reistituita dall'articolo 2, commi 47-49, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 (convertito nella legge 286/2006). Il testo è pubblico e si legge in dieci righe:

Imposta di successione in Italia: aliquote e franchigie
Chi ereditaAliquotaFranchigia per beneficiario
Coniuge e parenti in linea retta (figli, nipoti)4%1.000.000 €
Fratelli e sorelle6%100.000 €
Altri parenti fino al 4º grado e affini6%nessuna
Tutti gli altri8%nessuna

Un figlio che eredita un patrimonio di un milione di euro paga zero. Su due milioni paga il 4% della parte eccedente: quarantamila euro.

La riforma del 2024 — il decreto legislativo 18 settembre 2024, n. 139, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 ottobre 2024 — ha razionalizzato le procedure dell'imposta, ma non ha toccato né le aliquote né le franchigie. Restano quelle del 2006.

Quanto incassa lo Stato, e quanto incassano gli altri

Il gettito italiano dell'imposta di successione, secondo l'analisi dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica sui dati del Ministero dell'Economia, è stato di 1.043 milioni di euro nel 2022: lo 0,05% del PIL e lo 0,18% delle entrate totali. Diciotto centesimi ogni cento euro che lo Stato incassa.

Gettito delle imposte di successione in Europa, 2021
PaeseGettito% del PIL
Francia18,6 mld €0,7%
Germania9,8 mld €0,3%
Regno Unito7 mld €0,3%
Spagna3,5 mld €0,3%
Italia (dato 2022)1,04 mld €0,05%

In rapporto al PIL, la Francia incassa quattordici volte l'Italia. Germania, Regno Unito e Spagna sei volte.

Il confronto che vale la pena fare

L'aliquota massima dell'IRPEF, l'imposta che pesa sul reddito da lavoro, è il 43%. L'aliquota sull'eredità che un figlio riceve dal padre è il 4%, e solo sulla parte che supera il milione di euro.

Sono due aliquote legali su due basi imponibili diverse, e chi volesse contestare il paragone tecnicamente avrebbe i suoi argomenti. Ma la domanda politica resta, ed è semplice: un Paese che tassa dieci volte tanto quello che guadagni rispetto a quello che ricevi senza averlo guadagnato, su cosa pensa di star costruendo il merito?

L'ascensore, e perché questo conta più del resto

Se la ricchezza fosse concentrata ma circolasse — se i figli dei ricchi scendessero e quelli dei poveri salissero — il problema sarebbe molto meno grave. Non è così.

Uno studio della Banca d'Italia sulla persistenza intergenerazionale di istruzione, reddito e ricchezza (Cannari e D'Alessio, Questioni di Economia e Finanza n. 476, dicembre 2018) colloca l'Italia fra i Paesi ad alta persistenza: la posizione economica dei figli dipende molto da quella dei genitori, e la tendenza è aumentata negli anni recenti. Lo studio segnala anche che il titolo di studio spiega oggi meno di un tempo il risultato economico dei figli, mentre pesa di più il contesto familiare e sociale.

Tradotto: studiare serve meno di prima, avere la famiglia giusta serve più di prima.

Le cifre che non pubblichiamo

Questa sezione fa parte del pezzo. Su questo tema circolano numeri che avrebbero reso il titolo più forte, e che abbiamo tenuto fuori.

Cosa non trovi qui, e perché

  • La ricchezza mediana delle famiglie (il valore che divide in due la distribuzione, dato più onesto della media). Molte testate l'hanno indicata intorno ai 178 mila euro contro una media di oltre 450 mila: un divario enorme, e probabilmente il dato più eloquente di tutti. Non lo pubblichiamo perché nel comunicato della Banca d'Italia non compare, e non siamo riusciti a leggerlo sulla tavola originale. Se lo troviamo, aggiorniamo questa pagina.
  • La quota del 5% più ricco, indicata da più articoli intorno al 46%. Stessa ragione: non è nel comunicato, e un dato ripreso di giornale in giornale non è una fonte.
  • La percentuale di ricchezza italiana che è ereditata anziché guadagnata. Questa non la pubblichiamo per un motivo diverso e più importante: non esiste una statistica ufficiale che la misuri. Chiunque vi dia una cifra precisa su questo punto ve la sta stimando, non misurando.

Il punto

La politica italiana litiga sul cuneo fiscale, sul salario minimo, sugli 80 o 100 euro in busta paga. Sono cose vere e che contano. Ma sono tutte discussioni sul numero 31 — quello dove l'Italia è già in media europea, e dove il sistema fiscale, dati alla mano, funziona.

Il numero 72 non entra quasi mai in campagna elettorale. Non perché sia complicato: perché toccarlo significa toccare la casa, l'eredità, il patrimonio — cioè le tre cose che gli italiani difendono con più durezza, compresi quelli che un patrimonio non ce l'hanno e non ce l'avranno mai.

Questa è la parte di lettura, e la firmiamo. Non stiamo dicendo che vada alzata l'imposta di successione: è una scelta politica, e chi la fa deve risponderne agli elettori. Stiamo dicendo che un Paese che si è raccontato per dieci anni la storia del merito, e che nel frattempo tassa il lavoro al 43% e l'eredità al 4%, quella storia se l'è raccontata male.

Fonti

  1. Banca d'Italia, Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie italiane — statistiche aggiornate al quarto trimestre 2025, pubblicate il 3 giugno 2026 (quote del 10% più ricco e della metà meno abbiente, ricchezza media, indice di Gini, composizione del patrimonio). Comunicato · Serie e nota metodologica
  2. Istat, La redistribuzione del reddito in Italia — Anno 2025 (Gini del reddito primario e disponibile, effetto di imposte e trasferimenti, dato per ripartizione territoriale). Comunicato Istat
  3. Istat e Banca d'Italia, La ricchezza dei settori istituzionali in Italia, nota congiunta, gennaio 2026 (ricchezza netta aggregata 2024, valore pro capite, rapporto con il reddito disponibile, composizione, confronto internazionale). PDF
  4. Eurostat, Living conditions in Europe — income distribution and income inequality (Gini medio UE 2024 e valori estremi per Paese). Statistics Explained
  5. Decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, articolo 2, commi 47-49, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 (istituzione dell'imposta, aliquote e franchigie). Normattiva
  6. Decreto legislativo 18 settembre 2024, n. 139, Disposizioni per la razionalizzazione dell'imposta di registro, dell'imposta sulle successioni e donazioni, dell'imposta di bollo e degli altri tributi indiretti diversi dall'IVA, in Gazzetta Ufficiale del 2 ottobre 2024. Gazzetta Ufficiale
  7. Osservatorio sui conti pubblici italiani, Università Cattolica del Sacro Cuore, L'evoluzione dell'imposta sulle successioni in Italia e un confronto a livello europeo (gettito italiano 2022 su dati MEF e confronto europeo 2021). Pubblicazione
  8. Luigi Cannari e Giovanni D'Alessio, Istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia, Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza n. 476, dicembre 2018. Scheda e PDF

I dati sul gettito delle successioni sono al 2022 per l'Italia e al 2021 per gli altri Paesi: sono gli anni dell'ultimo confronto omogeneo disponibile, e li indichiamo invece di accostare anni diversi. Il bollettino delle entrate tributarie del MEF non è risultato consultabile in fase di verifica: quando lo sarà, aggiorneremo il dato italiano all'anno più recente. Dove un numero circolante non è stato trovato sulla fonte che lo produce, lo abbiamo escluso e lo abbiamo scritto nel corpo dell'articolo.

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