Inchieste · Politica
Il caso Salis: una causa giusta gestita nel modo politicamente peggiore
Quindici mesi in un carcere ungherese, prima ancora di un processo, sono un'ingiustizia indegna di uno Stato di diritto. Lo diremmo per chiunque. Questo articolo parla d'altro.
Cominciamo da dove non c'è niente da discutere. Ilaria Salis è stata arrestata a Budapest l'11 febbraio 2023 e ha passato circa quindici mesi in custodia cautelare, portata in aula con catene ai polsi e alle caviglie alla prima udienza del gennaio 2024, in condizioni che lei stessa ha descritto come trattamento «da bestia al guinzaglio». Tutto questo prima di qualunque sentenza. Chiunque sia, e qualunque cosa abbia fatto, quella detenzione preventiva è stata un'ingiustizia: lo diremmo di un militante di destra tenuto quindici mesi in un carcere di un altro Paese, e lo diciamo di lei.
Detto questo, la battaglia giusta è stata condotta nel modo politicamente più sbagliato possibile. E il punto non è nemmeno Salis: è la classe dirigente che una parte politica decide di mettere in prima fila.
Il bivio: la diplomazia o il seggio
Davanti a una detenzione ingiusta di una cittadina italiana in un Paese dell'Unione europea, la strada maestra era una: pressione diplomatica e istituzionale sull'Ungheria, con l'Italia a fare la voce grossa in Consiglio e in Commissione. Si è invece scelta la scorciatoia: la candidatura alle elezioni europee dell'8 e 9 giugno 2024 nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, oltre 176 mila preferenze, e l'immunità parlamentare come chiave per uscire dalla misura cautelare.
Ha funzionato: eletta, Salis è tornata libera. Ma il conto politico di quella scelta lo paga tutta la parte che l'ha fatta, perché trasforma un caso di diritti in un favore di partito, e consegna all'avversario un argomento facilissimo: l'immunità usata non per proteggere una funzione, ma per proteggere una persona.
L'immunità salvata per un voto
Il 7 ottobre 2025 il Parlamento europeo ha votato sulla richiesta ungherese di revoca dell'immunità. Esito: 306 voti a favore del mantenimento, 305 contrari, 17 astensioni, su 628 votanti, a scrutinio segreto. Un voto. A monte, la commissione giuridica si era pronunciata per il mantenimento 13 a 12 il 23 settembre 2025.
Come va letto quel voto
I 306 hanno votato a favore della proposta di non revocare l'immunità. Scrivere «306 hanno votato per la revoca», come si è letto in giro, ribalta il senso del voto. E un margine di un voto su 628, a scrutinio segreto, non è una vittoria politica: è il segnale che nemmeno l'aula che l'ha protetta era convinta.
Il 13 aprile 2026 Salis ha annunciato che il tribunale ungherese ha chiuso il procedimento a suo carico, come conseguenza della conferma dell'immunità. Sue parole: «il processo è più che sospeso, in teoria potrebbe riaprirlo ma solo ripartendo da capo». Quindi, per chiarezza: in Ungheria non c'è mai stata una sentenza di merito. Né una condanna, né un'assoluzione. Il nodo giudiziario non è stato sciolto, è stato aggirato.
Poi il cortocircuito, e arriva dal terreno del lavoro
Qui la vicenda smette di essere una questione di diritti e diventa una questione di credibilità. Il 22 luglio 2026 l'agenzia Adnkronos rende noto il testo di una sentenza del Tribunale di Milano, sezione Lavoro, emessa in primo grado nel marzo 2026: Salis è condannata a risarcire due suoi ex collaboratori parlamentari, Valentina Dadda e François Gelmetti, per licenziamento senza giusta causa.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Risarcimento a Valentina Dadda | 147.900 € |
| Risarcimento a François Gelmetti | 153.000 € |
| Spese legali | 10.000 € |
| Totale | 310.900 € |
I due avevano firmato contratti di collaborazione il 30 luglio 2024, con scadenza fissata al 16 luglio 2029 e compensi mensili di 2.900 e 3.000 euro. Le lettere di licenziamento sono del febbraio 2025. Secondo la ricostruzione del giudice, l'onere di provare la giusta causa spettava al datore di lavoro; Salis è rimasta contumace e il tribunale ha accertato l'«inesistenza della giusta causa». Lei ha definito la vicenda «surreale», sostenendo che la cessazione era necessaria «per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare».
Cinque precisazioni che pesano
- È una condanna civile di primo grado, non penale e non definitiva. L'appello è stato presentato e l'udienza è prevista a ottobre 2026.
- Due istanze di sospensione dell'efficacia esecutiva sono state respinte ad agosto 2026, con condanna alle spese.
- Il 12 settembre 2026 il conto corrente su cui riceve l'indennità da eurodeputata è stato pignorato su iniziativa dei legali dei due ex collaboratori, per circa 7.000 euro di spese legali non versate. Il suo avvocato: «non vi è stato alcun rifiuto di pagare da parte dell'onorevole».
- Si trattava di assistenti parlamentari con contratto di collaborazione. Le ricostruzioni che parlano di lavoro domestico, colf o badanti non hanno alcun riscontro: sono false.
- La sentenza riguarda l'assenza di giusta causa nel recesso e i compensi maturati fino alla scadenza naturale del contratto, non un mancato pagamento di stipendi arretrati. I titoli che scrivono «non pagava i dipendenti» descrivono un'altra cosa.
Il cortocircuito è tutto politico, e sta nel terreno: non una questione fiscale, non una polemica sui social. Il lavoro. Con una parlamentare la cui indennità è la stessa di ogni suo collega — circa 10.075 euro lordi al mese, intorno ai 7.850 netti secondo i valori 2024 pubblicati dal Parlamento europeo, una cifra identica per tutti i 720 eletti e non un privilegio personale — condannata in primo grado per aver licenziato due collaboratori senza giusta causa.
E il filone casa, che va raccontato col contraddittorio
Il 23 giugno 2024 Salis ha difeso pubblicamente l'occupazione delle case sfitte: chi occupa «prende senza togliere a nessuno, se non al degrado, al racket e ai palazzinari», e vivere in una casa occupata non è «qualcosa da furbetti» ma è «logorante», con la «quotidiana paura che ti vengano a svegliare e ti buttino fuori». Nello stesso intervento citava le oltre 12 mila case popolari sfitte a Milano e contestava l'articolo 5 del decreto Lupi del 2014, che nega a chi occupa l'allaccio delle utenze e la residenza. Sono posizioni politiche legittime, e si discutono nel merito.
Poi c'è la parte di fatto, e va riportata con quello che dicono entrambe le parti. Aler contesta l'occupazione senza titolo di un appartamento di circa 40 metri quadri in via Borsi 14, a Milano, risalente al 2008, e ha presentato denunce penali e avviato le procedure di recupero dell'immobile e di pagamento di un'indennità di occupazione. Salis dichiara di essere stata «trovata in quella casa una sola volta».
Sulla cifra dei 90 mila euro
L'importo di 90 mila euro attribuito alla richiesta di Aler circola su alcune testate, ma non è stato confermato dall'azienda, che ha parlato genericamente di indennità assimilata al canone massimo per i periodi di occupazione senza titolo; Salis lo contesta. Finché non c'è un atto, per noi quella cifra non è un fatto e non la pubblichiamo come tale.
Il punto
Questa è la parte di lettura, e la firmiamo. Una causa di diritti si vince quando riesci a portare dalla tua parte anche chi non ti somiglia: serve una figura inattaccabile e una strategia istituzionale. Qui si è scelto l'opposto — il seggio come uscita di sicurezza, il pugno chiuso davanti alle telecamere, l'immunità salvata per un voto — e il risultato è che oggi l'unico esito giudiziario definito di tutta la vicenda è una condanna civile di primo grado sul trattamento di due lavoratori.
Il problema non è Ilaria Salis. È che una parte politica continua a scegliere una classe dirigente capace di indignarsi e non di vincere. Certe battaglie si vincono in Parlamento, con i voti e con gli atti. Non con un pugno chiuso e un seggio.
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Fonti
- ANSA, Ilaria Salis ai domiciliari a Budapest dopo 15 mesi, 15 maggio 2024. Articolo
- Sky TG24, Ilaria Salis trasferita ai domiciliari, 23 maggio 2024. Articolo
- Editoriale Domani, ricostruzione cronologica del caso (arresto, accuse, udienze, candidatura). Articolo
- Ministero dell'Interno, risultati delle elezioni europee 2024 (preferenze). Dati ufficiali · verifica sulle preferenze: Facta
- Parlamento europeo, relazione della commissione giuridica A10-0183/2025 e voto della plenaria del 7 ottobre 2025 (testo approvato TA-10-2025-0206, allegato al verbale di seduta). Relazione · Esito del voto
- Pagella Politica, Il Parlamento europeo conferma l'immunità di Ilaria Salis, 7 ottobre 2025 — numeri del voto. Articolo
- ANSA, Ilaria Salis: il tribunale ungherese ha chiuso il mio processo, 13 aprile 2026. Articolo · Il Post, 14 aprile 2026: approfondimento
- Il Post, Ilaria Salis condannata per il licenziamento di due collaboratori, 22 luglio 2026. Articolo
- Open, dettagli contrattuali e motivazioni della sentenza, 23 luglio 2026. Articolo
- ANSA, Licenziamento di due ex assistenti, pignorato il conto di Ilaria Salis, 12 settembre 2026 — stato dell'appello. Articolo
- Parlamento europeo, Quanto guadagnano i deputati — indennità parlamentare. Pagina ufficiale
- Sky TG24, dichiarazioni di Salis su case sfitte e occupazioni, 23 giugno 2024. Articolo
- Il Giorno, la posizione di Aler e la replica di Salis sull'appartamento di via Borsi. Articolo
Dove le fonti sono in contrasto sulle date dei contratti abbiamo seguito la ricostruzione più dettagliata e concordante (Il Post e Open). Il procedimento d'appello è pendente: questa pagina verrà aggiornata dopo l'udienza.
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