Inchieste · Giustizia
Centoventotto per cento
L'Italia incarcera quanto la media europea. Ma la densità delle sue carceri è di un quarto superiore. Il sovraffollamento italiano non è una scelta di severità: è un problema di amministrazione.
Le carceri italiane ospitano 65.661 persone. I posti regolamentari sono 51.220. Fa il 128,2%. Ma i posti regolamentari includono celle chiuse per lavori, sezioni inagibili, reparti fuori uso: contando solo quelli realmente utilizzabili, il tasso sale al 142,1%.
Quarantadue persone in più ogni cento posti. È il numero da cui parte tutto il resto.
Non siamo il Paese che mette più gente in carcere. Siamo quello che le stringe di più.
Questa è la parte che smonta l'argomento più usato da entrambi i lati del dibattito. L'Italia incarcera 111 persone ogni centomila abitanti. La mediana europea è 110,1. Siamo esattamente nella media: non siamo né il Paese giustizialista né quello del laissez-faire.
La densità carceraria, però, in Italia è 121 contro una media europea di 95,2.
| Indicatore | Italia | Europa |
|---|---|---|
| Detenuti per 100.000 abitanti | 111 | 110,1 (mediana) |
| Densità carceraria (detenuti per 100 posti) | 121 | 95,2 (media) |
Tradotto: mettiamo in carcere tante persone quante ne mettono gli altri, ma abbiamo costruito molti meno posti. Il sovraffollamento italiano non è un problema di politica penale più severa. È un problema di edilizia e organizzazione. Il che è una notizia peggiore, perché vuol dire che non si risolve con una riforma dei reati: si risolve spendendo.
Un detenuto su quattro non ha una condanna definitiva
Il 23,8% delle persone detenute in Italia non ha una sentenza definitiva. Sono in custodia cautelare o in attesa dell'esito di un grado di giudizio. Una su quattro, in un sistema al 142% di capienza.
Il punto non è che la custodia cautelare non debba esistere: esiste in tutti gli ordinamenti e serve. Il punto è che in un carcere pieno il posto occupato da chi non è stato ancora giudicato è un posto che manca a chi deve scontare una pena, e che i tempi del processo italiano trasformano una misura eccezionale in una permanenza lunga.
Gli stranieri: il dato vero, e quello che nessuno dice
Gli stranieri sono il 31,5% dei detenuti. Questo numero viene citato ogni settimana, in genere senza il contesto che segue — che è la parte interessante.
| Posizione | Quota di stranieri |
|---|---|
| Sul totale dei detenuti | 31,5% |
| Fra chi attende il primo giudizio | 38,5% |
| Fra i condannati in via definitiva | 29,6% |
Gli stranieri sono sovrarappresentati fra chi aspetta di essere giudicato e sottorappresentati fra chi è stato definitivamente condannato. Nove punti di differenza fra le due colonne.
Cosa dice e cosa non dice questo scarto
Una spiegazione compatibile con i dati è che la custodia cautelare venga applicata più facilmente a chi non ha residenza stabile, lavoro regolare, rete familiare sul territorio — cioè a chi non può offrire al giudice le garanzie che rendono superflua la misura. È una spiegazione strutturale, non un'accusa di razzismo ai magistrati.
Ma è una lettura, non un dato. Non esiste una statistica ufficiale che isoli le ragioni di quello scarto. Chi lo spiega con certezza — in un senso o nell'altro — sta aggiungendo la sua ipotesi al numero.
Una cosa la sappiamo con certezza: la quota del 31,5% è stabile da cinque anni. Chi racconta un'invasione in corso nelle carceri italiane descrive qualcosa che nei dati non c'è.
I suicidi
Il tasso di suicidio in carcere in Italia è di 12,6 casi ogni diecimila persone. Fuori dal carcere è 0,54. Ventitré volte tanto.
Sul numero assoluto dell'ultimo anno pieno le fonti danno 76 o 82 casi nel 2025, a seconda che si contino soltanto i suicidi accertati o anche i decessi per cause da chiarire. Riportiamo entrambe le cifre invece di scegliere quella più alta: la differenza sta nella definizione, non in un errore di qualcuno.
Quanto costa? Il Ministero ha smesso di dirlo nel 2013
Il dato sul costo giornaliero per detenuto non viene più pubblicato dal 2013. Tredici anni di silenzio su una delle voci di spesa pubblica di cui si discute più spesso.
L'unica stima disponibile è dell'associazione Antigone: circa 150 euro al giorno per detenuto. Ed è la composizione, più del totale, a raccontare la storia:
| Voce | Quota |
|---|---|
| Stipendi del personale di polizia penitenziaria | 64,8% |
| Istruzione e formazione dei detenuti | 0,25% |
Due terzi della spesa servono a custodire. Un quarto di punto percentuale serve a istruire. Chiunque usi la parola «rieducazione» — che sta nell'articolo 27 della Costituzione — dovrebbe partire da questo rapporto, che è duecentocinquanta a uno.
E la recidiva? Non lo sappiamo. Davvero.
Il numero che sentirai citare più spesso in qualsiasi discussione sulle carceri è la percentuale di detenuti che tornano a delinquere. Di solito viene indicata intorno al settanta per cento.
Quel numero non esiste come statistica ufficiale aggiornata. In Italia non viene prodotta una rilevazione sistematica sulla recidiva penitenziaria: le ultime elaborazioni utilizzabili risalgono al 2007, con qualche aggiornamento parziale fino al 2017. Poi il buco.
Un numero che non pubblichiamo
Gira molto la cifra di «175-178» giorni, o di 175 detenuti, associata a varie affermazioni su sovraffollamento e recidiva. L'abbiamo verificata: è falsa, non corrisponde a nessun dato ufficiale. Se la vedi in un post, quel post non ha controllato.
Questo significa che lo Stato italiano, da quasi vent'anni, non misura se il proprio sistema penitenziario funzioni. Non ha un dato per dire se una pena scontata in carcere produca meno reati futuri di una pena alternativa. Investe miliardi senza conoscere il risultato.
Il punto
Il carcere italiano è pieno al 142% non perché puniamo più degli altri, ma perché abbiamo costruito meno. Tiene dentro una persona su quattro senza condanna definitiva. Ha un tasso di suicidi ventitré volte quello della società libera. Spende due terzi del suo bilancio per custodire e un quarto di punto per istruire. E non misura da vent'anni se tutto questo serva a qualcosa.
Non è una questione di essere buonisti o forcaioli. È una questione di amministrazione: una macchina pubblica che non conosce il proprio tasso di successo non è né severa né clemente. È solo mal gestita.
Fonti
- Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria — statistiche mensili su detenuti presenti, capienza regolamentare, posizione giuridica e cittadinanza. Statistiche DAP
- Associazione Antigone, rapporto annuale sulle condizioni di detenzione — posti effettivamente disponibili, composizione della spesa, stima del costo giornaliero. antigone.it
- Consiglio d'Europa, SPACE I — statistiche penali annuali europee: tasso di detenzione e densità carceraria per Paese. wp.unil.ch/space
- Istat, tassi di suicidio nella popolazione generale (base per il confronto con il dato penitenziario). istat.it
- Ministero della Giustizia, ultime elaborazioni disponibili sulla recidiva (2007, con aggiornamenti parziali fino al 2017). giustizia.it
Dove le fonti divergono per definizione — il numero dei suicidi 2025 — riportiamo entrambi i valori e spieghiamo la differenza. Dove un dato ufficiale non viene più prodotto — costo per detenuto, recidiva — lo scriviamo, invece di sostituirlo con una stima presentata come dato.
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