Inchieste · Esteri

The Bibi Files: il documentario vietato in Israele arriva in Italia mentre il processo a Netanyahu non si chiude

Il 30 settembre 2026 esce in oltre 150 sale italiane un film che in Israele nessuno può proiettare legalmente. Racconta un processo aperto nel 2020, ancora aperto oggi, con un primo ministro che ha appena finito di testimoniare e una richiesta di grazia ancora sul tavolo del presidente.

Il 30 settembre 2026, in oltre 150 sale italiane — molte delle quali già sold out, secondo il distributore Mescalito Film — esce The Bibi Files. È previsto un Q&A in streaming con la regista americana Alexis Bloom, la giornalista Giulia Innocenzi e la co-direttrice del Fatto Quotidiano Maddalena Oliva. Il giorno prima, il 29 settembre, il film è stato proiettato al Parlamento europeo su iniziativa della delegazione italiana del Movimento 5 Stelle, riporta L'Indipendente.

In Israele, quello stesso film non si può vedere. Una legge sulla riservatezza degli interrogatori lo vieta. Nel settembre 2024 gli avvocati di Benjamin Netanyahu avevano chiesto al tribunale distrettuale di Gerusalemme un'ingiunzione d'urgenza contro il giornalista israeliano Raviv Drucker, tra i produttori del film: il giudice Oded Shaham l'aveva respinta, definendola tardiva e difficile da applicare a una proiezione all'estero. Il film resta comunque bandito in Israele, dove circola pirata.

Il materiale che The Bibi Files mostra sono oltre mille ore di interrogatori registrati dalla polizia israeliana tra il 2016 e il 2018, durante le indagini sui tre casi di corruzione a carico del primo ministro. I filmati erano rimasti riservati — esistevano solo i trascritti — finché il produttore Alex Gibney, premio Oscar, non li ha ottenuti tramite un canale criptato all'inizio del 2023. Nei video, secondo quanto racconta Gibney, Netanyahu appare sulla difensiva, definisce le domande della polizia «deliranti» e l'inchiesta «assurda e pazza». Sua moglie Sara si mostra combattiva, accusa gli investigatori di voler far cadere il marito. Il figlio Yair paragona la polizia israeliana a istituzioni storiche autoritarie.

Tre fascicoli

Il Caso 1000 riguarda regali di lusso ricevuti da Netanyahu e dalla moglie: sigari e champagne per un valore stimato di 195.000 dollari, gioielli per altri 3.100, per un totale vicino ai 700.000 shekel secondo la stampa israeliana, provenienti in gran parte dal produttore cinematografico Arnon Milchan. In cambio, secondo l'accusa, Netanyahu si sarebbe attivato per prolungare esenzioni fiscali a favore di Milchan e per fargli ottenere un visto americano, contattando direttamente l'allora Segretario di Stato John Kerry.

Il Caso 2000 riguarda un accordo discusso — mai attuato, secondo la stessa accusa — tra Netanyahu e l'editore di Yedioth Ahronoth Arnon Mozes: copertura giornalistica favorevole in cambio di misure contro il quotidiano concorrente Israel Hayom.

Il Caso 4000 è il più pesante: pressioni normative a favore di Shaul Elovitch, allora azionista di controllo della compagnia telefonica Bezeq, in cambio di una linea editoriale favorevole sul sito Walla News, di proprietà dello stesso Elovitch.

Aula di tribunale vuota al tramonto, banchi in fila, faldoni d'archivio impilati in primo piano
Sessantina di testimoni ascoltati, novantotto udienze per la sola deposizione dell'imputato: l'aula di Gerusalemme non ha ancora chiuso il fascicolo.Illustrazione generata con intelligenza artificiale.

Sei anni, 98 udienze

Netanyahu è stato incriminato il 21 novembre 2019. Il processo si è aperto il 24 maggio 2020. Ha iniziato a testimoniare il 10 dicembre 2024, e ha concluso il controinterrogatorio il 24 giugno 2026, dopo 98 udienze spalmate su diciotto mesi, più volte interrotte per motivi di salute, viaggi diplomatici e la guerra con l'Iran. L'accusa aveva inizialmente indicato 333 testimoni; un'intesa tra procura e difesa nel 2023 li ha ridotti a circa sessanta.

Il 6 settembre 2026, alla ripresa dopo la pausa estiva, i giudici hanno detto apertamente di continuare a vedere «difficoltà probatorie» nel dimostrare la corruzione del Caso 4000, suggerendo alla procura di valutarne il ritiro. La procura non lo ha ritirato: l'accusa resta nell'imputazione. Dal 4 ottobre le udienze passeranno a cinque giorni a settimana, per la prima volta da quando il processo è aperto — la pressione, riporta il Jerusalem Post, è chiudere prima del pensionamento della giudice, previsto per marzo 2028.

Primo piano di una pellicola cinematografica in bianco e nero, alcuni fotogrammi oscurati come un documento censurato
Mille ore di interrogatori restate riservate per sette anni, fino a un canale criptato e un produttore premio Oscar.Illustrazione generata con intelligenza artificiale.

La grazia in sospeso

A metà novembre 2025 Donald Trump ha scritto direttamente al presidente israeliano Isaac Herzog chiedendogli di graziare Netanyahu. Herzog ha risposto che serviva una richiesta formale, secondo la procedura. Netanyahu, che fino ad allora aveva sempre escluso di chiedere la grazia — sostenendo che sarebbe equivalso ad ammettere la colpa — ha cambiato posizione: il 30 novembre 2025 il suo avvocato Amit Hadad ha depositato una richiesta formale di 111 pagine, accompagnata da una lettera firmata dallo stesso Netanyahu.

L'11 marzo 2026 il Dipartimento delle Grazie del ministero della Giustizia ha chiuso la sua valutazione con parere contrario, riportato dal Times of Israel: il processo non si è ancora concluso, Netanyahu non ha ammesso colpe né espresso pentimento, la richiesta si fonda su considerazioni di interesse diplomatico e di sicurezza che il dipartimento ritiene di non poter valutare, ed è comunque «senza precedenti e altamente irregolare» — concederla, scrive il dipartimento, rischierebbe di «minare il principio di uguaglianza davanti alla legge». Il parere è passato al ministro del Patrimonio Amichay Eliyahu, incaricato di una valutazione politica, prima di arrivare sulla scrivania di Herzog.

Il 26 aprile 2026 Herzog ha respinto la richiesta, almeno per il momento, spingendo invece per riaprire trattative su un patteggiamento tra procura e difesa. Il 19 settembre 2026, a poco più di un mese dalle elezioni per la ventiseiesima Knesset previste per il 27 ottobre, Herzog ha ribadito che le sue valutazioni restano «esclusivamente di merito» — pur non escludendo, riporta il Jerusalem Post, che la questione della grazia possa rientrare in una mediazione più ampia se il voto dovesse produrre uno stallo di coalizione.

Urna elettorale su un tavolo di legno al centro di un emiciclo parlamentare vuoto
Il 27 ottobre gli israeliani votano. La richiesta di grazia, per ora, resta sulla scrivania del presidente.Illustrazione generata con intelligenza artificiale.

(opinione mia) Colpisce che la via più concreta per chiudere un processo aperto da sei anni non passi per un'aula di tribunale, ma per la scrivania di un presidente e per i numeri di una coalizione di governo. Il film arriva nelle sale proprio in questo punto morto: mostra un processo che la giustizia israeliana non è ancora riuscita a concludere, e che la politica sta provando ad archiviare per altre vie.

(opinione mia) Questo scandalo non è un episodio isolato: è l'ultimo tassello di una traiettoria più lunga. Sommando i tre mandati dal 1996 a oggi, Netanyahu guida Israele da oltre diciannove anni — il primo ministro più longevo nella storia del Paese. Sotto la sua guida, e in particolare durante l'attuale governo con Smotrich e Ben Gvir, gli insediamenti in Cisgiordania si sono estesi, i coloni hanno ricevuto coperture politiche sempre più esplicite, e la guerra a Gaza è arrivata al punto che la Corte internazionale di giustizia ha aperto un procedimento per genocidio, ancora senza sentenza definitiva, mentre organizzazioni come Amnesty International e relatori speciali delle Nazioni Unite usano già quella parola. Il risultato è un capovolgimento: lo Stato nato dalla sopravvivenza alla Shoah, per decenni percepito nel mondo come rifugio dopo lo sterminio, è oggi descritto sempre più spesso come Stato oppressore, corrotto, fuori dalle regole che pretende di difendere. Un primo ministro sotto processo per corruzione da sei anni, che prova a chiuderlo con una grazia politica invece che con un verdetto, è un pezzo piccolo ma coerente di quel capovolgimento.

Il 27 ottobre gli israeliani voteranno per la ventiseiesima Knesset. La giudice che segue il processo dovrà lasciare l'incarico entro marzo 2028: da ottobre, per provare ad arrivarci in tempo, il tribunale di Gerusalemme tiene udienza cinque giorni a settimana invece che a singhiozzo.

Fonti

  1. Mescalito Film, scheda di distribuzione italiana di The Bibi Files, settembre 2026. Scheda film
  2. L'Indipendente, The Bibi Files: il documentario su Netanyahu censurato in Israele arriva in Italia, 26 settembre 2026. Articolo
  3. Wikipedia, The Bibi Files (produzione, ottenimento del materiale, tentativo di ingiunzione settembre 2024) — usata solo per incrociare date e nomi già presenti in fonti giornalistiche. Voce
  4. Il Post, Di cosa è accusato Netanyahu nel processo per cui ha chiesto la grazia, 1 dicembre 2025 (dettaglio dei tre casi). Articolo
  5. Wikipedia, Trial of Benjamin Netanyahu (date di incriminazione, apertura processo, valore dei regali in dollari, numero testimoni) — cross-check delle date di cronaca giudiziaria. Voce
  6. The Times of Israel, Netanyahu wraps up trial testimony after 98 hearings across 18 months, 24-25 giugno 2026. Articolo
  7. The Jerusalem Post, cronaca dell'udienza del 6 settembre 2026 sul Caso 4000 e sul nuovo calendario a cinque udienze settimanali da ottobre. Articolo
  8. Il Fatto Quotidiano, Netanyahu chiede la grazia al presidente Herzog, 30 novembre 2025 (deposito della richiesta formale di 111 pagine). Articolo
  9. The Times of Israel, Justice Ministry unit not recommending pardon for Netanyahu, 11 marzo 2026 (parere del Dipartimento delle Grazie). Articolo
  10. Bloomberg, Israel President Holds Off Deciding Whether to Pardon Netanyahu, 26 aprile 2026. Articolo
  11. The Jerusalem Post, Netanyahu's pardon may shape coalition talks, election deadlock, Isaac Herzog hints, 19 settembre 2026. Articolo
  12. Wikipedia, 2026 Israeli legislative election (data delle elezioni, 27 ottobre 2026) — cross-check della data elettorale. Voce

Il valore dei regali del Caso 1000 è confermato incrociando la stima in dollari (195.000 + 3.100, da fonti giudiziarie riprese da Wikipedia) con la cifra in shekel citata dalla stampa italiana: i due dati convertono in un ordine di grandezza coerente, circa 700.000 shekel. Le date del processo (incriminazione, apertura, fine della testimonianza) sono incrociate su almeno due fonti indipendenti. I dettagli sull'udienza del 6 settembre 2026 e sulle dichiarazioni di Herzog del 19 settembre 2026 vengono da una sola fonte diretta (Jerusalem Post) in assenza, al momento della pubblicazione, di una seconda testata che riportasse gli stessi dettagli.

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